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Galileo Galilei: ecco la mia diagnosi più difficile

Ho avuto l’ onore di partecipare ad un evento straordinario che riguarda il grande Galileo.

Quest’anno, precisamente a marzo, è stato celebrato il 400° anniversario del Sidereus Nuncius, l’opera con la quale Galileo Galilei divulgò le sensazionali novità mostrategli dal cannocchiale) e Firenze, dopo due anni di ristrutturazione, ha voluto partecipare inaugurando il nuovo Museo di Storia della Scienza, da oggi Museo Galileo. Come è noto, il Museo custodisce gli unici strumenti originali pervenutici appartenenti allo scienziato pisano (compresi i due famosi cannocchiali), ma la novità sensazionale è che da quest’anno il Museo espone  in anteprima assoluta i resti del grande scienziato, scomparsi da oltre un secolo e di recente ritrovati da due collezionisti fiorentini.

La storia narra che dopo 95 anni di continui sforzi dei discepoli e dei granduchi di Toscana per dare al grande maestro onorata sepoltura,  nel  1737 per volontà del  dell’ultimo dei Medici, il granduca Gian Gastone, la salma di Galileo Galilei venisse riesumata per essere traslata nel sepolcro monumentale della Basilica di Santa Croce a Firenze, dove tutt’ora si trova, e l’evento memorabile fosse seguito da un notaio perché i posteri potessero averne fedele trasmissione.

E’ grazie a questo documento che oggi sappiamo che ai malridotti resti di Galileo vennero asportate tre dita della mano destra (pollice, indice e medio), la quinta vertebra e un dente.

Una parte di queste “reliquie” del grande maestro sono state da allora conservate fino ai giorni nostri e precocemente custodite a Firenze (un dito) e a Padova (la vertebra). Delle altre due dita e del dente, però, si erano perse le tracce da oltre un secolo, dopo successivi e continui passaggi di mano, finchè un giorno qualcuno fece una telefonata..

Nell’ottobre del 2009 il collezionista Alberto Bruschi, ben conosciuto nel mondo dell’antiquariato fiorentino, esperto di araldica, medievalista e da sempre collaboratore delle soprintendenze, si era recato ad un’asta accompagnato dalla figlia appassionata di collezionismo. Il suo occhio attento ed esercitato non esitò a notare un piccolo busto in legno che  sembrava Galileo. Pochi giorni dopo padre e figlia leggevano avidamente il saggio sulla riesumazione delle spoglie dello scienziato ed il loro enigma veniva risolto.

Dopo l’accertamento di autenticità dei “celestiali resti” da parte dei ricercatori, restava il problema dell’ identificazione del dente. Ed è qui che ho potuto scoprire, proprio esaminando il dente, alcune particolarità della vita di Galileo. Benchè molto consunto, posso affermare con certezza che il dente sia un premolare, probabilmente il secondo di sinistra dell’arcata superiore. Il dente presenta delle superfici erose, probabilmente dovute a episodi di riflusso gastrico. Sone lesioni infatti che si spiegano con l’ effetto di contatti frequenti dei succhi gastrici con la superficie dei denti. Spesso sono presenti negli anoressici che vomitano dopo i pasti.

Analizzando la radice del dente attentamente, risulta anche evidente una perdita dell’attacco osseo con segni di una profonda tasca parodontale su di un lato della radice (parodontite),. Il dente doveva fargli piuttosto male e dalla gengiva doveva uscire sangue e pus.

Ma le curiosità non finiscono qui. Le ampie superfici usurate denunciano una tendenza al bruxismo cioè l’abitudine di digrignare i denti. Questa attività è presente soprattutto durante il sonno, soprattutto nei periodi di maggiore stress o tensione. In alcuni casi può essere presente anche durante il giorno rendendo il suo trattamento più difficile. Insomma questo grande uomo che avevo studiato al liceo, scopritore di strumenti raffinati e che tanto ha dato alla stessa definizione del metodo scientifico, improvvisamente lo potevo immaginare nel suo letto, mentre digrignava i denti e si doleva del mal di denti.

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