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Carico immediato su impianti ruvidi trattati con
acido nelle selle posteriori della mandibola e mascella: controllo
a un anno in uno studio multicentrico di tre anni... continua |
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Impianto osteointegrato per
la sostituzione del singolo dente: uno studio multicentrico
retrospettivo sull'uso routinario nella pratica privata... continua
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Home / Impianti
Dentali / La manutenzione degli impianti (I parte)
La
manutenzione degli impianti (I parte)
Gli
impianti dentali sono radici artificiali che
sostituiscono i denti naturali mancanti, e in quanto tali
trasferiscono il carico masticatorio direttamente
sull’osso anziché affidare ai denti rimanenti l’onere
di sopportare le forze. Quando gli impianti vengono
impiegati per sostituire i denti mancanti, gli altri denti
naturali non vengono coinvolti. Gli impianti possono
essere posizionati in quasi tutte le zone della bocca dove
i denti non sono più presenti, e possono operare
indipendentemente l’uno dall’altro a differenza di
altri tipi di sostituzioni che dipendono, per il supporto,
da molti denti. Gli impianti possono sostituire un singolo
dente, pochi denti, un’arcata completa; inoltre ne
bastano pochi per rendere molto più stabile, sicura e
solida un’intera dentiera.
A
oggi, l’impianto dentale è la soluzione più vicina
al dente originale, e può e deve durare per molti
anni. Per questo la manutenzione è una componente
fondamentale del suo successo. In linea generale, valgono
per qualsiasi impianto queste poche e semplici regole di
base:
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l’impianto
e la corona che vi viene attaccata sono molto
resistenti ma si possono rompere, a seguito di un trauma,
esattamente come i denti naturali. Non usare i denti
come utensili, indossare l’apposita protezione
quando si praticano sport di contatto;
-
l’usura
è un altro elemento che in misura variabile da
soggetto a soggetto può contribuire ad accorciare la
vita dell’impianto. Gli impianti durano di più se
si evitano gli errori più banali, per esempio
masticare le penne. Digrignare i denti è una delle
abitudini più nocive sia per i denti naturali, sia
per gli impianti; indossare il bite ogni notte. L’usura riguarda quasi sempre le corone, e non
gli impianti. È infatti fortunatamente molto più
raro che l’impianto nell’osso debba essere
riparato o sostituito;
-
anche
se gli impianti non si possono cariare, a differenza
dei denti naturali, e anche se sono molto meno
soggetti alle infezioni, i batteri presenti in placca
e tartaro possono compromettere l’osso
che li circonda. Gli impianti dentali vanno tenuti
puliti con molta, molta cura sia a casa propria, sia
attraverso le visite programmate dal dentista;
-
nella
maggior parte dei casi, l’impianto dentale è
costituito da una vite in titanio che si graffia
quando viene a contatto con un altro metallo. I
graffi rendono la sua superficie più ruvida, e perciò
più difficile da tenere pulita. Tenere gli oggetti
metallici lontani dalla linea delle gengive.
L’igienista stesso, per le operazioni di igiene di routine,
usa speciali attrezzi non metallici…
-
i
controlli regolari e programmati dal dentista
sono imperativi; solo così è infatti possibile
rilevare con la massima tempestività la presenza di
eventuali problemi, e correggerli prima che diventino
vere e proprie complicazioni;
-
non
fumare. Il fumo ha un impatto negativo molto più
forte sugli impianti che sui denti naturali.
L’inserimento
di un impianto è un processo che avviene per tappe
successive e che si estende per un periodo variabile,
in linea di massima, tra i 3 e i 9 mesi. Nonostante
esistano vari metodi implantologici, un procedimento
tipico consterà quasi sempre di queste fasi in
successione:
-
analisi iniziale e
pianificazione. Durante il consulto iniziale, e
dopo aver discusso con il paziente le possibili
alternative, il dentista analizzerà la fattibilità
del trattamento. In questa fase vengono fatte le
radiografie panoramiche (ortopantomografie) e talvolta
viene richiesta anche la TAC (Tomografia Assiale
Computerizzata). Vengono preparati i modelli
preliminari e viene formulato un piano di trattamento
scritto che illustra la sequenza del trattamento e i
costi che vi sono associati;
-
inserimento
dell’impianto. È una procedura chirurgica
minore e relativamente semplice che viene eseguita
all’interno dell’ambulatorio odontoiatrico in
ambiente sterile, in anestesia locale talvolta, ma
raramente, accompagnata da sedazione conscia. Se
l’osso risulta insufficiente, la sua rigenerazione
può essere assicurata attraverso un certo numero di
opzioni. Questa fase può essere precedente o
simultanea all’inserimento dell’impianto;
-
periodo di
osteointegrazione. Anche se in alcuni casi gli
impianti possono essere caricati immediatamente o a
breve distanza di tempo dall’inserimento, prima di
proseguire con le altre fasi del trattamento spesso si
attende che l’osteointegrazione, cioè il solido
collegamento tra l’osso e l’impianto, sia
completa. Durante questa fase di guarigione il
paziente può ricorrere, se lo desidera, a un ponte
adesivo o alla sua dentiera, appositamente riadattata;
-
fase di restauro.
Una volta completata l’integrazione, gli impianti
devono venire scoperti per essere trattati con una
varietà di restauri - corona singola, piccolo o
grande ponte, overdenture attaccata agli impianti per
sostituire una dentiera mobile. La parte protesica è
costruita da uno specialista o da un laboratorio
appositi, interni o esterni allo studio del dentista;
-
manutenzione.
Dentista e igienista dentale forniscono al paziente
tutte le istruzioni per la pulizia e la manutenzione
degli impianti, e lo soppongono poi a controlli
periodici per verificare lo stato di salute dei
tessuti molli (gengive), il livello dell’osso,
l’integrità della parte protesica.
ultimo aggiornamento: 07/07/2009
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