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La manutenzione degli impianti (I parte)
Gli impianti dentali sono radici artificiali che sostituiscono i denti naturali mancanti, e in quanto tali trasferiscono il carico masticatorio direttamente sull’osso anziché affidare ai denti rimanenti l’onere di sopportare le forze. Quando gli impianti vengono impiegati per sostituire i denti mancanti, gli altri denti naturali non vengono coinvolti. Gli impianti possono essere posizionati in quasi tutte le zone della bocca dove i denti non sono più presenti, e possono operare indipendentemente l’uno dall’altro a differenza di altri tipi di sostituzioni che dipendono, per il supporto, da molti denti. Gli impianti possono sostituire un singolo dente, pochi denti, un’arcata completa; inoltre ne bastano pochi per rendere molto più stabile, sicura e solida un’intera dentiera.

A oggi, l’impianto dentale è la soluzione più vicina al dente originale, e può e deve durare per molti anni. Per questo la manutenzione è una componente fondamentale del suo successo. In linea generale, valgono per qualsiasi impianto queste poche e semplici regole di base:

  • l’impianto e la corona che vi viene attaccata sono molto resistenti ma si possono rompere, a seguito di un trauma, esattamente come i denti naturali. Non usare i denti come utensili, indossare l’apposita protezione quando si praticano sport di contatto;

  • l’usura è un altro elemento che in misura variabile da soggetto a soggetto può contribuire ad accorciare la vita dell’impianto. Gli impianti durano di più se si evitano gli errori più banali, per esempio masticare le penne. Digrignare i denti è una delle abitudini più nocive sia per i denti naturali, sia per gli impianti; indossare il bite ogni notte. L’usura riguarda quasi sempre le corone, e non gli impianti. È infatti fortunatamente molto più raro che l’impianto nell’osso debba essere riparato o sostituito;

  • anche se gli impianti non si possono cariare, a differenza dei denti naturali, e anche se sono molto meno soggetti alle infezioni, i batteri presenti in placca e tartaro possono compromettere l’osso che li circonda. Gli impianti dentali vanno tenuti puliti con molta, molta cura sia a casa propria, sia attraverso le visite programmate dal dentista;

  • nella maggior parte dei casi, l’impianto dentale è costituito da una vite in titanio che si graffia quando viene a contatto con un altro metallo. I graffi rendono la sua superficie più ruvida, e perciò più difficile da tenere pulita. Tenere gli oggetti metallici lontani dalla linea delle gengive. L’igienista stesso, per le operazioni di igiene di routine, usa speciali attrezzi non metallici…

  • i controlli regolari e programmati dal dentista sono imperativi; solo così è infatti possibile rilevare con la massima tempestività la presenza di eventuali problemi, e correggerli prima che diventino vere e proprie complicazioni;

  • non fumare. Il fumo ha un impatto negativo molto più forte sugli impianti che sui denti naturali.

L’inserimento di un impianto è un processo che avviene per tappe successive e che si estende per un periodo variabile, in linea di massima, tra i 3 e i 9 mesi. Nonostante esistano vari metodi implantologici, un procedimento tipico consterà quasi sempre di queste fasi in successione:

  • analisi iniziale e pianificazione. Durante il consulto iniziale, e dopo aver discusso con il paziente le possibili alternative, il dentista analizzerà la fattibilità del trattamento. In questa fase vengono fatte le radiografie panoramiche (ortopantomografie) e talvolta viene richiesta anche la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata). Vengono preparati i modelli preliminari e viene formulato un piano di trattamento scritto che illustra la sequenza del trattamento e i costi che vi sono associati;

  • inserimento dell’impianto. È una procedura chirurgica minore e relativamente semplice che viene eseguita all’interno dell’ambulatorio odontoiatrico in ambiente sterile, in anestesia locale talvolta, ma raramente, accompagnata da sedazione conscia. Se l’osso risulta insufficiente, la sua rigenerazione può essere assicurata attraverso un certo numero di opzioni. Questa fase può essere precedente o simultanea all’inserimento dell’impianto;

  • periodo di osteointegrazione. Anche se in alcuni casi gli impianti possono essere caricati immediatamente o a breve distanza di tempo dall’inserimento, prima di proseguire con le altre fasi del trattamento spesso si attende che l’osteointegrazione, cioè il solido collegamento tra l’osso e l’impianto, sia completa. Durante questa fase di guarigione il paziente può ricorrere, se lo desidera, a un ponte adesivo o alla sua dentiera, appositamente riadattata;

  • fase di restauro. Una volta completata l’integrazione, gli impianti devono venire scoperti per essere trattati con una varietà di restauri - corona singola, piccolo o grande ponte, overdenture attaccata agli impianti per sostituire una dentiera mobile. La parte protesica è costruita da uno specialista o da un laboratorio appositi, interni o esterni allo studio del dentista;

  • manutenzione. Dentista e igienista dentale forniscono al paziente tutte le istruzioni per la pulizia e la manutenzione degli impianti, e lo soppongono poi a controlli periodici per verificare lo stato di salute dei tessuti molli (gengive), il livello dell’osso, l’integrità della parte protesica.

ultimo aggiornamento: 07/07/2009

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