|
|

|
|
Carico immediato su impianti ruvidi trattati con
acido nelle selle posteriori della mandibola e mascella: controllo
a un anno in uno studio multicentrico di tre anni... continua |
|
|
Impianto osteointegrato per
la sostituzione del singolo dente: uno studio multicentrico
retrospettivo sull'uso routinario nella pratica privata... continua
|
|
|
|
Home / Impianti
Dentali / Il piano del trattamento
Il
piano del trattamento
Quando si devono sostituire uno o più denti mancanti,
l’implantologia è un’ottima soluzione. E’ una
metodica veramente semplice che però richiede alcune
attenzioni. Vediamo passo per passo come si può
realizzare un piano di trattamento corretto e sicuro
per il paziente.
1:
controllo delle condizioni generali e locali di
salute del paziente
Una valutazione della salute del paziente è la prima
delle preoccupazioni: malattie diabetiche, osteoporosi,
infezioni sistemiche devono essere opportunamente
diagnosticate, curate o compensate. La presenza di
infezioni ai denti vicini o alle gengive deve essere
esclusa, oppure se vi sono malattie in corso, si devono
eseguire le giuste cure. Infatti, quando la gengiva si
ammala si può formare una sorta di tasca tra il dente e
la gengiva stessa, la cosiddetta malattia
parodontale. Uno spazio ricavato dentro
l’osso e che accoglie la radice del dente ora contiene
batteri e pus. Un impianto inserito accanto a una tasca può
infettarsi e fallire a causa dell’infezione non curata.
Quando
in bocca sono presenti infezioni
nelle gengive o intorno alle radici dei denti, è
necessario che siano curate diligentemente prima di eseguire l‘intervento. In alcuni casi , è possibile
decontaminare la zona nello stesso momento
dell‘inserzione dell‘impianto mediante l‘uso di un
laser all’erbium,
che distrugge i batteri presenti senza
danneggiare il tessuto osseo.
.
|
|
|
2:
valutazione della quantità e del tipo di osso a
disposizione
Con vari strumenti diagnostici si valutano la
quantità e il tipo di osso. I più frequenti sono la radiografia
locale e la radiografia panoramica. Queste ci
danno delle preziose informazioni sulla quantità di osso
a disposizione e la vicinanza con strutture anatomiche che
non devono essere danneggiate quali il nervo mandibolare,
il nervo che porta la sensibilità al labbro inferiore, il
seno mascellare, la cavità di lato al naso che se
infiammata dà la sinusite, le radici dei denti adiacenti
che se danneggiate possono determinare la loro
devitalizzazione. Altre analisi sono la teleradiografia,
che mette in rapporto i denti di sopra con quelli di
sotto, la TAC, cioè la tomografia assiale
computerizzata che identifica i volumi con massima
precisione, la MOC, ossia la misura della densità
dell’osso.
3: rapporti occlusali
Il tipo di chiusura della bocca può determinare tanti
problemi anche in zone lontane, quali dolori al collo,
alla schiena o mal di testa. Oppure problemi locali come
il bruxismo,
cioè il continuo digrignamento notturno o il serramento,
cioè lo stare con la bocca tesa anche a riposo.
L’inserimento di nuovi denti modifica la situazione
esistente con effetti migliorativi o peggiorativi che il
dentista di fiducia deve ben valutare per evitare
sorprese.
4:
tecnica chirurgica
A questo punto si può inserire l’ impianto utilizzando
la tecnica più idonea al tipo e alla quantità di osso
presente, e alle condizioni di salute locali e generali.
Sono molte le possibilità. Vediamone alcune: impianto
inserito in modo che subito affiori in superficie (tecnica
non sommersa) o lasciato a riposare sotto la gengiva (tecnica
sommersa). Inserimento dell’impianto nel momento
dell’estrazione del dente (tecnica post-estrattiva)
o successivamente. Con
la realizzazione di una protesi provvisoria
cementata sopra l’impianto immediatamente (carico
immediato) o successivamente (carico posticipato).
Uso di laser chirurgici per migliorare la sterilità della
zona da operare (chirurgia laser-assistita). Il
dentista di fiducia deve consigliare al paziente la
tecnica più idonea al tipo di condizioni presenti, e
spiegare bene le varie indicazioni e controindicazioni.
Fino
a poco tempo
fa sembrava importantissimo che fosse anche necessario
aspettare dai tre ai sei, otto mesi per caricare
l’impianto, cioè per realizzare il nuovo dente con
cui masticare inserito sopra la nuova radice. Si temeva
infatti che i micromovimenti disturbassero il processo
di guarigione creando una intercapedine di tessuto
fibroso tra l’impianto e l’osso. Vari studi hanno
però ormai dimostrato che quando l’impianto è
saldamente inserito nell‘osso, senza contaminazioni
batteriche, si può anche subito realizzare il dente e
usarlo immediatamente come ancoraggio per la
masticazione e per ripristinare una piacevole estetica.
L‘impianto deve essere fissato mediante uno speciale
dispositivo che lo avvita nella posizione finale, con
una forza di circa 35 newton x cm², cioè
ben tre volte la forza che può esercitare un
uomo a mano libera. Insomma, l’ impianto viene serrato
così stabilmente nell‘osso ed è a esso così
intimamente connesso che anche la fatica della
masticazione può essere subito sopportata senza
aspettare che durante il processo di cicatrizzazione le
cellule dell‘osso abbraccino la superficie
dell‘impianto. Il nuovo dente può essere perciò
fissato sopra l‘impianto subito dopo l‘intervento,
permettendo così anche una guarigione più confortevole
della gengiva. La sera stessa dell'intervento sarà
possibile masticare quasi normalmente.
ultimo aggiornamento: 07/07/2009
|
|