La devitalizzazione rappresenta un
atto molto importante per la vita del dente stesso e
sicuramente una delle azioni più importanti
dell’attività del dentista: se mal eseguita, possono
verificarsi infezioni o danni alla struttura del dente
stesso. Se invece è eseguita secondo le regole, il dente
sarà preservato da infezioni e da fratture. Il tessuto
pulpare di un dente non devitalizzato o devitalizzato non
correttamente, s’infetta, va in putrefazione e genera
delle tossine e dei gas che irritano il tessuto osseo
adiacente. Si determinano così infezioni sia acute, sia
croniche, che possono dare purtroppo i ben noti e dolorosi
ascessi. Una mattina il paziente si sveglia e si ritrova
con un tumefazione dolorosa su una guancia o sotto la
mandibola. Tutte queste complicazioni sono oggi ben
evitate dai dentisti capaci ed attenti.
Conservare intatti i denti sani: l’impianto
Certo comincia ad essere sempre più presa in
considerazione anche l’ipotesi di sostituire il dente
mancante con un impianto. Cioè con un nuovo dente collegato a una nuova radice in titanio. Se da una
parte inserire la nuova radice costituisce un delicato
intervento chirurgico, dall’altra i denti naturali sono
ben salvaguardati. E certo un intervento chirurgico
significa anche ben valutare le strutture anatomiche
circostanti, le possibilità di successo, le aspettative
del paziente. Nessuna delle due soluzioni presenta solo
vantaggi o solo difficoltà, e la scelta deve essere ben
valutata dal dentista insieme al paziente.
La
vite in titanio che costituisce la nuova radice deve
essere della lunghezza massima possibile
e adeguata al volume disponibile. Può essere eseguito un
solo intervento dove s’inserisce la radice nuova e si
lascia già un collegamento esterno sul quale in un
secondo tempo si costruisce il nuovo dente. In certi casi
però, se devono essere eseguiti interventi di
ricostruzione dell’osso che ospita la radice, è
necessario eseguire due diversi interventi. Il primo per
inserire la vite che però viene lasciata a “riposare
“ per qualche mese sotto la gengiva. Il secondo per
collegare la vite stessa a un moncone sul quale realizzare
il nuovo dente. La
percentuale di successo è molto buona, superiore
al 90%, e i risultati estetici assolutamente positivi:
insomma, un’alternativa al trattamento tradizionale
reale ed affidabile.