Il
numero degli impianti: altre considerazioni
Di quanti impianti ho bisogno? Non sempre è facile
rispondere a questa domanda: secondo la regola generale
ogni singolo dente deve venire sostituito da un singolo
impianto, tuttavia quando ciò non fosse possibile a causa
di limiti anatomici o economici diventa imperativo trovare
un compromesso. E’ infatti possibile effettuare
ancoraggi come quelli dei denti naturali anche fuori dagli
impianti, ma per ottenere questo risultato bisogna prima
considerare la superficie complessiva della radice
naturale presente nell’osso e confrontarla alla
superficie dell’impianto.
I
denti posteriori hanno due o tre radici e forniscono
un’area totale di ancoraggio nell’osso di
450-533 mm²; un tipico impianto con 3.75 mm di
diametro è composto da una sola radice con un’area
variabile tra 72 a 256 mm², in funzione della lunghezza.
Ciò significa che il dente è in grado di dissipare le
forze masticatorie, che possono raggiungere valori di
parecchi quintali, in modo molto efficiente - certo più
efficiente di un impianto. Inoltre, la corona di un dente
molare ha un’area di circa 100 mm², mentre l’area
trasversale di un impianto con diametro di 3.75 mm ha
un’area di soli 10.95 mm².
Quando vengono esercitate a un
angolo correlato al sito dell’impianto, le forze
masticatorie creano troppo stress sui vettori di torsione
e inclinazione. Queste considerazioni spiegano perché i
produttori di impianti forniscono oggi elementi con
diametri maggiori, fino a 5 o 6 mm, che migliorano
notevolmente le discrepanze e vengono selezionati in
relazione alle radici che devono sostituire. Perciò,
anche se in genere si segue la regola “un dente-un
impianto”, la norma può essere modificata in funzione
della situazione individuale e del tipo di trattamento
desiderato. Per esempio: un paziente senza denti (edentulia
totale) non intende sacrificare la sua dentiera inferiore
ma vuole solo che sia più stabile. In questo caso bastano
due impianti per garantire il risultato richiesto, anche
se in linea di massima all’aumento del numero degli
impianti inseriti aumenta la stabilità della protesi, e
di conseguenza, la prognosi a lungo termine dell’intero
impianto.
Il numero di impianti dentali
necessari a sostenere una protesi – un ponte o
un’arcata completa – dipende da vari fattori
classificabili in cinque categorie principali:
-
la quantità
di osso disponibile
-
la densità
dell’osso
-
l’occlusione
e la condizione dei denti opposti a quella da trattare
-
la
posizione degli impianti
-
la
propriocezione e la disposizione dei denti naturali
Queste categorie di base possono essere di aiuto nel
valutare un’ipotesi di trattamento in termini di numero
minimo di impianti necessari ad assicurare il successo di
un certo restauro, tuttavia altri due fattori entrano in
gioco:
-
la regola del
numero minimo di impianti. Secondo questa regola,
per l’edentulia parziale che supera la sostituzione
di un singolo dente la quantità minima di impianti è
di due, in modo da eliminare le forze rotatorie e
pivotali che sono presenti quando si effettua il
restauro di più denti su un solo impianto;
-
la regola del
numero massimo di impianti. In tutte le situazioni
che prevedono il restauro con ponti o corone in
pazienti parzialmente edentuli, l’ipotesi iniziale
prevede di usare un impianto per ogni dente da
restaurare. Questo tipo di restauro nei pazienti
parzialmente dentati ha infatti implicazioni molto
diverse rispetto al restauro da effettuare su soggetti
completamente edentuli. Poiché le forze masticatorie
in gioco e la propriocezione del paziente sono molto
diversi tra l’edentulia parziale e quella totale, si
stabilisce uno standard minimo di partenza dal quale
si parte per valutare il numero minimo di impianti in
relazione a un certo trattamento.
Un
esempio di valutazione di base del numero minimo richiesto
di impianti
Nell’utilizzare la griglia si parte dalla regola del
numero massimo di impianti (1 dente – 1 impianto) e
successivamente si valuta la condizione del paziente in
ogni categoria diagnostica indicando la presenza di un
fattore favorevole, nella media, o sfavorevole. La somma
delle cifre produce un punteggio complessivo finale che
viene impiegato come ausilio per valutare la riduzione del
numero di impianti pur garantendo la sicurezza e il
successo del trattamento. Si osservi che la griglia non
rappresenta in alcun caso un sistema di valutazione
assoluto né per il dentista, né per il paziente, ma è
semplicemente uno strumento iniziale volto a facilitare la
prima valutazione delle condizioni relative al successo di
un trattamento implantologico, e a discuterne con il
paziente.
|
Categorie
diagnostiche
|
scarso
|
medio
|
buono
|
|
Volume
dell’osso (altezza e larghezza)
|
1
|
2
|
3
|
|
Densità
dell’osso (osso corticale disponibile)
|
1
|
2
|
3
|
|
Occlusione
e dentatura opposta
|
1
|
2
|
3
|
|
Propriocezione
e disposizione dei denti naturali
|
1
|
2
|
3
|
|
Superficie
degli impianti e distribuzione
|
1
|
2
|
3
|
|
Punteggio
|
5
|
10
|
15
|
|
Numero
massimo di impianti
|
nessuna
riduzione
|
ridurre
del 25-33%
|
ridurre
del 33-50%
|
A
partire dalla regola del massimo numero di impianti (1
dente – 1 impianto), il punteggio minimo di 5 indica la
presenza di condizioni critiche per il sostegno di
un impianto e perciò conferma la necessità di avere un
impianto per ogni singolo dente trattato; un punteggio di
10 suggerisce la presenza di condizioni nella media
grazie alle quali si può ridurre di un quarto o di un
terzo il numero minimo di impianti per un dato restauro
– per esempio se si devono sostituire 4 denti si può
eliminare 1 impianto e ridurne il numero complessivo a 3.
Il punteggio complessivo di 15 indica la presenza delle circostanze
più favorevoli per l’inserimento degli impianti, il
cui numero può quindi essere ridotto da un terzo fino al
50%. In questo caso 6 radici possono essere sostituite da
3 o 4 impianti. I punteggi intermedi richiedono una
valutazione ancora più attenta da parte del dentista.
Quando le condizioni sono ancora più favorevoli di quelle
indicate, per esempio quanto ad altezza dell’osso
disponibile e opposizione dei denti da trattare a
un’arcata completa, si può valutare la riduzione del
numero degli impianti al minimo assoluto.
ultimo aggiornamento: 07/07/2009