Questo si fa con una piccola sonda con cui si
misura proprio la profondità della tasca che si
forma tra il dente e la gengiva. Quindi bisogna
instaurare una ottima igiene orale che
elimini la placca batterica cioè lo strato di
batteri che si deposita sopra i denti e che
danneggia la gengive e l’ osso che sostiene i
denti. Magari con l’ aiuto di spazzolini, fili
interdentali e macchinette che spruzzano acqua
che si chiamano docce orali. Ma anche con
l’intervento del dentista per eliminare
il tartaro e
qualsiasi altra causa di accumulo di placca
come per esempio vecchie otturazioni o capsule
con bordi imprecisi sotto i quali i batteri si
possono nascondere. Dopodiché, a seconda della
diagnosi fatta dal dentista, si possono prendere
in considerazioni piccoli interventi chirurgici
più o meno importanti per eliminare le tasche
gengivali o per rigenerare l’osso perduto.
Una interessante novità è il laser che spesso permette la cura
della gengiva senza bisogno di intervento chirurgico. Questo dispositivo permette infatti in molti casi di
uccidere i batteri dentro la tasca gengivale,
rimodellare la parete interna della tasca e
stimolare la guarigione dell’ osso senza
bisogno di fare anestesia, fare tagli o mettere
punti. Con
risultati ottimi e soprattutto indolori.
Bisogna dire però che non sempre è utilizzabile e comunque
non tutti i dentisti lo apprezzano. Infatti c’è
chi considera più valida la cura eseguita
mediante la chirurgia tradizionale. La
prevenzione è sicuramente la cura migliore! Ed
è anche il modo per risparmiare soldi e dolori.
Insomma, facciamoci vedere da un dentista
esperto e di fiducia appena ci si accorge di uno
di questi sintomi:
sanguinamento gengivale, mobilità dei
denti, allungamento dei denti, cattivo alito,
gonfiore delle gengive.
in
collaborazione con la dott.ssa Francesca Doddis
ultimo aggiornamento: 07/07/2009